Le sfide di John adesso senza mentori e pigmalioni

La transizione è finita e il traghettatore ha compiuto la sua opera. Luca di Montezemolo lascia la presidenza. Adesso la trojka diventa una diarchia: John Elkann ha in mano le redini del gruppo con Sergio Marchionne amministratore delegato. Tra venti giorni, l’erede designato da lunghissimo tempo, prenderà anche la cassaforte di famiglia, terza presidenza dopo Fiat ed Exor, la holding finanziaria che controlla il 30 e rotti per cento dell’azienda automobilistica. A quel punto, verrà messo alla prova; lui soltanto, senza Mentore né Pigmalione. Leggi LCdM adesso stia alla larga dalla tossica nebulosa centrista
16 AGO 20
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La prima domanda alla quale azionisti, sindacati, stampa e politica chiedono una risposta è: che cosa sarà esattamente la sua Fiat, “italiana e mondiale”, come l’ha definita il 6 marzo, davanti al Rotary di Torino? La scelta di assumere tutti i poteri di patron, lancia un segnale forte, da azionista che fa fino in fondo il proprio mestiere. Un impegno importante anche nei confronti del partner Chrysler e della corona di alleati che si sta costruendo in Asia, in Europa orientale, in America Latina. Ma chi è Jaki (diminutivo che non ama ed è proibito nel suo entourage dove si fa chiamare ingegner Elkann)? Dietro quell’aria fragile, sotto quel volto che ricorda i tratti di Vincenzo Bellini, sa mostrarsi freddo e duro come l’acciaio. Lo ha dimostrato nella vicenda sull’eredità del nonno che lo ha diviso da sua madre Margherita. “Lei scelse di uscire dalle attività comuni, mostrando di non avere fiducia nel buon esito della Fiat”, ha dichiarato, aggiungendo tranchant: “Non ci sarà nessun nuovo negoziato”. Atteggiamento che lascia trapelare rapporti familiari difficili, ma anche l’orgoglio di chi si sente un eletto.
Cresciuto con il padre Alain dopo il divorzio, vent’anni fa, laureatosi al Politecnico di Torino, alle spalle gli studi giovanili tra la natia New York e la seconda patria Parigi, parlando un italiano che tradisce ancora il percorso cosmopolita, ha accettato con un senso di missione il destino che il nonno gli ha preparato fin dal 1996. Perché, se la scelta ufficiale avviene nel 1997 in seguito alla prematura scomparsa del cugino Giovanni Alberto, in effetti quella ufficiosa risale alla lettera consegnata dall’Avvocato nelle mani di Gabetti il 26 luglio 1996, in una clinica di Montecarlo, alla vigilia di un delicato intervento cardiaco.
Una catena di tragedie accompagna la saga di questa famiglia arrivata alla quinta generazione e oltre cento membri che ora, con l’uscita di Gabetti, toccherà a John tenere insieme. A soli 34 anni. Tanto in alto prima dell’Avvocato che alla sua età aveva al fianco Vittorio Valletta, dominus incontrastato. Dovremo attendere ancora per capire se cambierà il ruolo di Marchionne, se il nocchiero della flotta imperiale prenderà su di sé la responsabilità piena dell’automobile. Ma non è un nuovo Valletta. In fondo era chiaro da tempo e Gabetti, l’uomo che ha tessuto trama per trama l’intera successione, lo aveva spiegato a chi ha orecchi per intendere.
La borsa ha accolto bene il cambio. Ma chiunque compra e vende azioni Fiat adesso cerca di spulciare negli atti concreti di John Elkann per capire se ha la stoffa del comandante in capo. Da come veste, si vede che non ama le flanelle del nonno. Nessun ripensamento sul repulisti dopo lo scandalo Moggi alla Juve, anzi. Anche se i risultati sono deludenti sul piano sportivo, dell’immagine, del business. La Vecchia Signora va fatta rinascere dalle ceneri. Nel calcio come nell’auto, si naviga ormai in mare aperto. Le protezioni, le amicizie, le guarentigie, i feudi principeschi, non funzionano più.